Vai ai contenuti

Céline - Alberto Buscaglia

Alberto Buscaglia
Salta menù
Salta menù
Alberto Buscaglia

Céline

Autobiografia
LETTURE

Louis-Ferdinand Céline

LONDRA

A cura di Régis Tettamanzi
Traduzione di Ottavio Fatica

Editore: Adelphi Edizioni, (2025)
 
pp. 504
EURO 25,00
"Céline è stato creato da Dio per dare scandalo"
Georges Bernanos


Ed ecco finalmente Londra, indiscutibile seguito di Guerra, le prime e sole versioni dei due romanzi rimasti inediti per 87 anni, già annunciati nel 1934 da Louis-Ferdinand Céline nel piano di lavoro comunicato in una lettera all’amico Eugène Dabit*, poi sparite dalla sua abitazione insieme a più di 6.000 fogli manoscritti rubati nel 1944 dai partigiani durante la liberazione di Parigi, per ricomparire improvvisamente nell’estate del 2021 ed essere finalmente riconsegnati agli eredi**.
Londra, ora accessibile ai lettori del grande Céline, parte ricollegandosi al finale di Guerra***, dove il ventenne Ferdinand, ferito gravemente sui campi delle Fiandre e trattenuto in ospedale per alcuni mesi, racconta l’agognato approdo alla più sicura retrovia britannica durante la Prima guerra mondiale, risparmiata dai sanguinosi combattimenti che infuriavano sul continente e soprattutto separata dal fronte francese da un rassicurante tratto di mare.
Ferdinand, già voce monologante e narrante di Guerra, oltre a ritrovare a Londra l’insaziabile prostituta Angèle e diventarne il suo inesperto protettore innamorato e geloso, ci racconta l’incontro con una città rappresentata come il precario regno delle più torbide, rocambolesche, temerarie e solidali occasioni di provvisoria sopravvivenza. Inquadrati nelle iperboli del suo monologante, rotto e geniale idioma, Céline/Ferdinand dispiega una moltitudine di personaggi come in una animata tavola di Jeronimus Bosch, per raccontare e descrivere una umanità impegnata a nascondersi dai cacciatori di disertori e campando sfruttando il più redditizio mercato di carne umana del mondo, quello della prostituzione.
La galleria di puttane e magnaccia, turpi furfanti e
disperati renitenti che popolano questo rabelaisiano ridotto londinese è composita e tutta esplicitamente e affettuosamente raccontata. Nel mezzo di questo infero metropolitano spicca un personaggio impensabile nei tanto dibattuti universi paralleli celiniani: è quello di un medico ebreo, Yugenbitz, e la sua affettuosa famiglia, presso la quale i malconci Ferdinand e l’anarchico russo Borokrom, reduci malridotti da un rischioso bagordo, trovano un rifugio amico per diverse settimane per sottrarsi ai piedipiatti londinesi. La vicinanza con il comprensivo ebreo produce non solo amicizia e solidarietà, ma seguendolo nelle sue segrete visite ai malati poveri e leggendo i libri che gli presta, Ferdinand/Céline iniziano a interessarsi seriamente alla medicina: “Ormai c’ero dentro. Comunque sia nessuno mai mi aveva lusingato, la prima lusinga che ho avuto è stato il signor Yugenbitz. Gli avrei leccato le mani, sarei morto per lui, seduta stante, per quello stronzetto di un ebreo. Gliel’ho detto. Si è messo a  ridacchiare piano piano com’era sua abitudine”.
A proposito di questa letteraria disponibilità a un rapporto di amicizia con un personaggio ebreo, che parrebbe “insolita” nella produzione céliniana di quegli anni, il curatore Régis Tettamanzi, nella Premessa a Londra, tiene a precisare che “…in materia di razzismo, il romanzo non si presta alle semplificazioni indebite; mostra invece lo stato d’animo di Cèline prima della crisi del 1936 e della furia libellistica degli anni successivi”.
Il ponderato riferimento di Tettamanzi è ovviamente attinente all’ossessione antisemita che Céline sparse nei noti pamphlet prodotti tra il 1937 e il 1941**** e in successivi interventi durante la guerra nazista, che lui stesso dopo la guerra non mai ha smentito, cercando di ridimensionarli al clima delle opposte idee e dei dibattiti del tempo in cui erano stati prodotti, respingendo l’accusa di essere stato fascista o collaboratore del regime nazista. Ora, a distanza di tanto tempo, e a fronte di una odierna pericolosa deriva antisemita attuata dal fronte che allora lo accusava senza appello, non possiamo che condividere la riflessione anticonformista che a suo tempo Guido Ceronetti dedicò al “Celine antisemita”, quello che “si spenzola nel vuoto, appeso al suo falso”: Appena lo scrittore rientra nella vita (cosa che gli succede a volte anche in un pensiero incriminabile per assenza della vita, tanto è grande la sua facilità di riprendere il contatto), la bolla d’aria antisemita è sciolta e l’abbraccio delirante e compassionevole col male umano, i mali, le paure, le catastrofi del tempo, le città, le malattie, impregna di nuovo la sua inaudita musica.” *****.


* “A proposito farò uscire un primo libro entro un anno è deciso - / Enfance-La guerre-London-/ Insomma ne ho per dieci anni – Sarà quel che sarà”. Lettera del 14 luglio 1934.
** https://storiainrete.com/ecco-le-carte-perdute-di-celine-sottratte-nel-1944-dai-partigiani/
*** Louis-Ferdinad Celin, Guerra, a cura di Pascal Fouché, premessa di François Gibault, traduzione di Ottavio Fatica, Adelphi Edizioni, 2023
**** Bagatelles pour un massacre, 1937, L'École des cadavres, 1938 e Les Beaux Draps, 1941.
***** Guido Ceronetti, Semmelweis, Céline, la morte, in: Louis Destouches (Louis-Ferdinand Céline) Il Dottor Semmelweis, Tesi di laurea,  trad. di Ottavio Fatica e Eva Czlerk, Adelphi, 1975.
Alberto Buscaglia
alberto.buscaglia@gmail.com
Torna ai contenuti